IL MINISTRO POLETTI E LA LAUREA DI CORSA…..

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Le massime come le frasi fatte a molti di noi più “anziani” fanno venire in mente i detti lapalissiani del povero Catalano. Al ministro infatti verrebbe da rispondere: “Molto meglio laurearsi in pari e con 110 e lode!” , che sarà pure una banalità, ma vi garantisco è anche una grande verità.

I giovani di oggi sono certamente più responsabili e motivati di quelli di trent’anni fa, vivono in maniera diversa l’impegno scolastico sono per lo più concentrati e inseriti nella scuola, forse più di quanto non lo fossimo noi, ancora troppo presi dalla democrazia scolastica.

Passo molto del mio tempo a leggere cv e a far di conto per capire proprio se un ragazzo appena uscito dall’università si è diplomato in pari e che voto di laurea ha ottenuto. Se non c’è il voto, quasi sempre è un voto basso. Se gli anni sono diventati uno o due di più, si cerca di capire cosa ha fatto in quel periodo: magari un Erasmus, oppure ha lavorato per garantirsi una indipendenza economica già durante gli studi. Queste rimangono giustificazioni per  un percorso scolastico  più lungo, ma per lo meno sono giustificazioni motivate.

Una dichiarazione cosi forte come quella del Ministro Poletti, nasconde però  una domanda più importante: “cosa impedisce ad un giovane oggi di diplomarsi o laurearsi nei tempi previsti e con il massimo dei voti?” Di certo lo impediscono le continue sostituzioni di insegnanti: ancora oggi molte scuole italiane non hanno docenti stabili.

L’università Italiana, ha molte lacune:  troppo lenta, non aiuta in nessun modo a conciliare i tempi di lavoro e studio e per questo “sopporta” oltre ogni limite i fuori corso. Ha scarsi legami con il mondo del lavoro, non favorisce l’incontro tra domanda e offerta di lavoro se non in rari casi, ha costruito sistemi di selezione e accesso ai corsi anacronistici, dove per dirne una a caso non sono quasi mai previsti colloqui individuali di valutazione, che pure secondo me sarebbero utilissimi.

Per ultimo, il ministro Poletti, nega 20 anni di indagini statistiche che ci ricordano da sempre che un laureato guadagna certamente di più di un diplomato della stessa età.

Sandro M.

 

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